Lo stemma di Casa Caniglia



Inizia nella notte dei tempi ed il cognome, Caniglia, ne è il testimone, ma non starò a tediarVi più di tanto, diciamo che partiamo dall’ultima generazione, ovvero da quando ero bambino e mio padre mi parlava dei suoi cani.


Giorgio Caniglia con i propri cani da pastore tedeschi negli anni ’50

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Finalmente venne il giorno desiderato e mi ritrovai a pochi anni in compagnia di un bel cucciolo di pastore tedesco, la razza che mio padre aveva allevato partendo da una coppia di esemplari lasciati dai soldati tedeschi durante la ritirata nella seconda guerra mondiale.

Tanti bei ricordi mi ritornano in mente pensando a Tex, anche qualche buon risultato in esposizione dove io non avevo il coraggio di presentarlo, ci pensava papà.


Claudio Caniglia con il primo cane da pastore

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Quando morì, all’età di 12 anni, nessuno in casa ebbe la forza d’animo di prenderne un altro, nessun cane in quel momento avrebbe potuto rimpiazzare Tex.

Finché venne il giorno fatidico e decisi che rivolevo un cane come amico, da pastore ovviamente, non tedesco perché il paragone sarebbe stato inevitabile.

Mi ricordai quando Tex giocava al parco con un cane da pastore tutto nero, agile, veloce, dallo sguardo intelligente, vivo ed interrogatore: era un Pastore Belga.

Fu nel 1988, quando, di ritorno da un week-end trascorso in canoa in Val di Sole, passai a visitare l’allevamento “del Corsaro Nero” del Sig. Molinari che mi negò un cucciolo Groenendael maschio da me adocchiato, adducendo varie scuse, avrei dovuto prenotare un cucciolo per le prossime nascite.

Allora non conoscevo approfonditamente lo standard della razza pertanto mi è difficile ricordare se i cani fossero bene in tipo, sicuramente mi piacquero molto e in quella circostanza vidi per la prima volta la varietà Tervueren, forse non insistetti per il cucciolo Groenendael perché pensavo già ad un Tervueren.

Comunque non rimasi “soddisfatto” dalla persona e, una volta a casa, presi contatti con il Sig. Gino Balzo titolare dell’allevamento “dello Zar”, il quale al telefono e successivamente di persona si dimostro molto cordiale e disponibile.

Finalmente nel dicembre del 1988 mi porto a casa un bel cucciolo di Tervueren di nome "Glenn dello Zar", ribattezzato Fox con il quale sin da subito riesco ad instaurare un bellissimo rapporto, ovvero attaccamento quasi ossessivo e grande voglia di apprendere da parte del cane tutto quanto desiderato dal padrone, tipico del cane da Pastore Belga.


Glenn dello Zar detto Fox
(clicca sulla foto per accedere alla pagina)



Con Fox inizio a frequentare le esposizioni e i campi da lavoro in prima persona e sin da subito arrivano i risultati che permettono al cane di laurearsi Campione Italiano e Campione Internazionale.

Fox mi viene richiesto per alcune monte e seguendo i proprietari dei cuccioli fino in esposizione riesco ad aggiungere ai due precedenti titoli anche quello di Campione Riproduttore.

Glenn dello Zar è stato indubbiamente un bel cane e mi ha regalato tante soddisfazioni, ma sin da allora e ancor più a posteriori mi resi conto della pochezza del genotipo oltre ad una struttura che quanto a sostanza assomigliava più ad un Colli che non ad un Pastore Belga come lo intendo io.

Eppure Fox era alto 62 cm. al garrese e pesava 25 kg., misure e peso ideali se si prende alla lettera lo standard.

In tal senso tendo a precisare quelli che sono i must che secondo il mio gusto e piacere, perché di tale si tratta, un bel Pastore Belga deve avere:
- colore fulvo intenso con maschera alta per il Tervueren
- carattere forte e stabile
- tipicità e sostanza combinate a taglia medio-grande

La ricerca di queste qualità in una femmina che allora pensavo avrei “unito” a Fox, mi portarono a conoscere l’Allevamento di Picroudine in Valtellina della Sig. Maria Antonietta Sopranzi.

La bontà dei prodotti di Picroudine l’avevo già constatata in una femmina di tale allevamento, Kinouche di Picroudine, con cui Fox aveva fatto due eccellenti cucciolate.


Kinouche di Picroudine con il proprietario, Prof. Ferretti



Cuccioli figli di Glenn dello Zar x Kinouche di Picroudine

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Pertanto, chiesi alla signora Sopranzi la disponibilità di fare la prima scelta secondo quelli che erano i miei intendimenti in una futura cucciolata che sarebbe nata dalla sua Kleine di Picroudine, sorella di Kinouche, indubbiamente la migliore cagna presente in Italia negli anni ’90 e, a mio avviso, il miglior soggetto prodotto dal padre Pluricampione Athos des Haut de Bievre.


Kleine di Picroudine



Athos des Hauts des Bievre



Gentilmente e confidando nella prosecuzione del suo lavoro di selezione, la Sig.ra Sopranzi mi permette di fare la prima scelta nella cucciolata di Kleine con Empereur du Parc de Pathyvel.


Claudio Caniglia in visita a Tolosa di Empereur du Parc de Pathyvel




La mia scelta non coincide con la sua per la soddisfazione di entrambi, infatti mentre io metto gli occhi su una cucciola che è la più grande e robusta dell’intera cucciolata e dimostra da subito un temperamento vivo e dominante, ovvero effettuo una scelta secondo i miei obiettivi di sostanza e carattere (nelle cucciolata sono tutti di un colore fulvo molto intenso) la Sig.ra Sopranzi individua in una cucciola decisamente più piccola e molto elegante la sua preferita.

Pensando oggi al viaggio di ritorno dalla Valtellina con la cucciola Rachel di Picroudine, da me ribattezzata Oxa, vedo lo specchio del film della sua vita: carattere intraprendente, paura di nulla, grande forza combinata a movimenti comunque eleganti.

Infatti dopo pochi chilometri osservando lo specchietto retrovisore la vidi che camminava in bilico lungo lo schienale posteriore tra i due poggiatesta, dal baule della mia station, era riuscita a risalire, non so come, fino a lì per nulla turbata da quanto stava accadendo intorno.

Il tempo di poche centinaia di metri per cercare un posto dove accostare la macchina ed aveva già trovato come divertirsi con la cintura posteriore che tentava di strappare dalla sede.

Anche se non mi garbava quello che stava facendo decisi di non fermarmi per vedere come avrebbe proseguito.

Dopo circa mezzora di ringhi vari nei confronti delle cinture si sdraiò sopra il nuovo gioco e si addormentò per circa un’ora. Si svegliò mentre facevo rifornimento di carburante borbottando alcuni abbai al benzinaio che la guardava divertito. Appena ripartito me la trovai sulle coscie e non mi ci volle molto a fargli capire che il suo posto era dietro in prossimità del gioco.

Il nuovo ambiente non l’aveva turbata affatto, anzi sembrava che fosse nata lì e ciò fu una caratteristica che la contraddistinse sempre nonostante nell’arco degli 11 anni passati insieme ho cambiato casa per ben tre volte.

In ognuna delle dimore era lei a sorvegliare il territorio e lo ha insegnato nel corso degli anni agli altri cani che si univano al gruppo, oltre ad aver mantenuto, fino a pochi giorni prima di morire, la leadership nel branco nonostante la presenza di due suoi figli maschi ormai ben più prestanti di lei.

Purtroppo non riuscii ad unirla a Fox in quanto Glenn dello Zar scomparve prematuramente, lasciandomi tra l’altro senza un discendente diretto in casa.

…la storia continua